da
"FRAMMENTI DI SPEDIZIONE"
la partecipazione di Corrado Maspes a Everest
- K2 "50 anni dopo"
di Roberto Mandler - 1954-2004
"TI INTIMO DI SCENDERE!"
Campo
base Everest Nord, 14 maggio 2004. Oggi i
fortissimi Silvio "gnaro" Mondinelli e
Marco "selvadeg" Confortola, assieme al
"gran capo" Soro Dorotei, partono dal
campo base, per raggiungere in giornata gli altri
al campo base avanzato, che qui si chiama ABC (Advanced
Base Camp) a 6500m di quota (che poi nelle guide
sarebbe già Camp2...). E' una giornata
bellissima, non ci sono nuvole e nel salutarli, e
per consolarmi del pensiero che non sarò su con
loro, mi convinco che forse è giunto il momento
per tirar fuori il parapendio e tentare il "gran
volo".
Quando
s'era trattato mesi fa di spedire da Trieste i
nostri bidoni, con le tendine da bivacco, i
sacchi piuma, batterie e utensili vari, e un po'
di materiale alpinistico - non si sa mai - all'agenzia
di Milano che poi li avrebbe inviati in Nepal,
ero riuscito infatti ad infilarci, impacchettata
ben stretta, con gran cura e un po' in segreto,
anche la mia vela, quella "vecchia" un
po' consunta, in uno dei bidoni riservati per le
mie cose. In internet avevo già scaricato le
primi immagini provenienti dal nostro campo in
allestimento e con queste, assieme alla grande
mappa dell'Everest ben stesa sulla scrivania dell'ufficio,
e sulla quale avevo evidenziato in rosso il
tracciato di salita, avevo passato delle ore a
sognare, e pian piano quell'idea di trovarmi li,
con il mio parapendio nella sacca...
Nelle
mie elucubrazioni paranoiche, m'ero quasi
convinto che avrei tentato per prima cosa un volo
proprio su Lhasa. Avevo addirittura inviato una
mail ad un indirizzo di posta elettronica di uno
sconosciuto pilota nepalese di Kathmandu, che mi
aveva sorprendentemente risposto subito,
descrivendomi dei fantastici voli locali, ma
senza alcuna notizia utile sul Tibet. Nel
ripensare ai progetti su Lhasa, e magari ad un
"molto irriverente" sorvolo del Potala,
storica e celeberrima residenza del Dalai Lama,
la cosa mi appare oggi abbastanza strampalata,
così senza alcun permesso, e soprattutto
irrispettosa della santità di quei luoghi, ma in
quei giorni di grande euforia... Ero solo un po'
preoccupato che a Lhasa, con tutti quei militari
cinesi attorno, ci potesse essere qualche
difficoltà inaspettata e insormontabile...
Poi,
una volta al campo base, avrei senz'altro
raggiunto il campo avanzato! E magari avrei poi
tentato, complice l'amico fotografo Massimo
Cappon con cui avrei condiviso il glorioso
momento, di risalire fino al Colle Nord a 7050m -
un programmino da niente, per il mio mediocre
allenamento...! - magari con la scusa (ottenere
un permesso di salita era escluso) di dover
incontrare a metà strada gli alpinisti per
istruirli sull'uso del georadar/gps, lo strumento
per il quale sono qui e con cui si tenterà,
spero tra pochi giorni, di misurare una volta per
tutte la quota dell'Everest e - questa la novità
- lo spessore della neve che copre le rocce della
cima.
E
una volta al Colle, chissà se avrei avuto il
coraggio di sfidare vento e turbolenze per
gettarmi in una strepitosa planata sul campo
avanzato, e poi giù, fino a raggiungere magari
la valle principale?
La
prima bella delusione l'ho provata quando in
Nepal siamo arrivati al magazzino della nostra
agenzia locale di trekking Thamserku a Kathmandu,
e disperati non abbiamo trovato più i nostri
bidoni, già spediti via camion per errore in
Tibet! Quando ho capito che avrei rivisto la mia
vela appena al campo base, ho dato un bel saluto
alla possibilità di sorvolare Lhasa... Ma quando
lì ci sono arrivato in aereo pochi giorni dopo,
mi sono rassegnato presto, e forse anche ben
volentieri, a fare il semplice turista, per le
tante cose straordinarie da vedere, e per quei
tranquilli pochi giorni di necessaria
acclimatazione a 3600m, prima di raggiungere i
5000m del Rongbuk Glacier.
-- --
Ora
siamo al campo base, quota 5154m, accampati al
lato di una grande piana ghiaiosa, spazzata tutto
il giorno da un forte vento. Siamo qui dal 7
maggio e ammetto che finora, gli impegni di
istruzione agli alpinisti prima, e alcuni
inevitabili disagi per la quota, mi hanno un po'
distratto dai propositi volatori bellicosi dell'inizio!
E
poi non è che ci siano state tante giornate
buone. La mattina presto, il vento che ha
soffiato tutta la notte, generalmente è debole.
Poi però, man mano che il sole si alza e
riscalda la piana, comincia a rinforzare, diventa
sostenuto già verso le 10, per raggiungere il
suo massimo davvero fastidioso nel pomeriggio,
tanto da far fatica a respirare se si procede
controvento. E poi la notte, il "rombo"
talvolta è tanto forte da non lasciarti dormire...
E quell'idea romantica di avere addobbato l'esterno
della nostra tendina con le immancabili
bandierine di preghiera tibetane, che ora
sbattocchiano come forsennate, non facilita certo
il già difficile prender sonno.
Nei
brevi momenti buoni della mattina presto, ho
però osservato spesso i corvi ed alcuni rapaci
locali svolacchiare dapprima pigri sopra di noi,
poi puntare verso il centro della piana e
talvolta, in corrispondenza della ripida morena
di fronte, venire all'improvviso catturati dalla
termica e "sparati" verso l'alto, fino
a diventare minuscoli! Alcuni, prima di sparire a
quote "stratosferiche", li intravedevo
ancora, impegnati nell'attraversare velocissimi
la valle, sospinti dal vento in c..., sorvolando
il Chanzheng Peak per poi dirigersi ancor più
lontano, verso la grande montagna che si staglia
imponente davanti a noi. Alcune ore le avevo
passate proprio così, a seguire il volo degli
uccelli, cercando di individuare i punti dove le
termiche migliori avrebbero potuto portarmi più
in alto.

Campo base Everest Nord (Tibet - Cina) - maggio
2004
Peccato
che Massimo sia già su all'avanzato e non qui
per fotografare, se dovessi riuscire a combinare
qualcosa. Da qui con il binocolo, l'unica
possibilità di decollo mi sembra in
corrispondenza di una piccola punta sulla morena
laterale proprio di fronte a noi, che si sviluppa
con un crinale a circa 150m di quota sopra la
piana, esposto abbastanza ad Est. Vista la
possibile violenza delle termiche, non sono per
niente tranquillo, ma non vorrei tornare a casa
senza aver almeno tentato. E poi, dopo la "batosta"
della mia mancata (e un po' prematura) salita di
qualche giorno fa all'avanzato, mi sa che sono
saltate un po' di mie velleità proibite al Colle
Nord...
Apro
così il bidone "segreto", e disimpacco
con cautela la vela, un po' bistrattata dalla
lunga permanenza nel piccolo e umido contenitore.
Poi estraggo anche l'imbrago, e preparo la sacca,
con del vestiario pesante e con la strumentazione
di volo. Controllato e ricontrollato tutto più
volte, organizzo ora la piccola "spedizione":
mi accompagneranno i "fidi" Marco
Manzoni e Andrea Zille, entrambi geologi del mio
gruppo, ed i nuovi amici torinesi con cui abbiamo
condiviso il viaggio dall'Italia, i medici Silvia
Grottoli e Andrea Benso - che tutti chiamiamo
Andy. Le coppie però si mischiano subito: Marco
e Silvia non hanno oggi alcuna voglia di
scarpinare e con la mia Nikon andranno ad
appostarsi sul bordo della morena frontale,
vicino ai laghetti, per poi scattarmi magari
qualche fotografia. Andrea ed Andy, accomunati
dal nome e dalla buona volontà di darmi entrambi
una mano, sono promossi assistenti sul campo, e
mi accompagneranno invece fino in decollo, "per
vedere l'effetto che fa" e per aiutarmi all'occorrenza.
Ci
attardiamo nei preparativi, e sono già le 9
quando ci mettiamo tutti e quattro in cammino.
All'altezza dei laghetti, come previsto ci
separiamo, e noi tre proseguiamo fino al torrente,
lo risaliamo per un po' e trovato un buon punto
per guadare, saltelliamo tra i blocchi fino alla
riva opposta, riuscendo a non bagnare l'attrezzatura.
Raggiungiamo in breve la base del versante e
affrontiamo ora la faticosa risalita. Non c'è
quasi vento, comincia già a far caldo, il
terreno sabbioso è ripido e frana e la quota sui
5300m non aiuta.
Raggiunto
finalmente il crinale, proseguiamo attorno ai
massi per qualche centinaio di metri, e ben
presto riesco ad individuare una piccola radura
sul bordo, che mi sembra la più adatta, un po'
libera dai grandi sassi. Il suolo è però
cosparso di tante piccole pietre aguzze, che
provo qua e la ad estrarre, ma sono quasi tutte
ben conficcate nel terreno duro e dove, dopo aver
estratto tutto il materiale dalla sacca, e aver
aperto la vela , ci si cominceranno ben presto ad
impigliare i cordini.
Come
previsto il vento, ancora troppo debole, è anche
molto laterale, allineandosi ovviamente nella
direzione della vallata, e so che questo, finché
non cambia, non mi faciliterà il gonfiaggio.
Aspettando, pianto intanto due bastoncini nel
terreno, sui quali annodo delle fettucce di
tessuto, a mo' di segnavento. Poi sento via radio
i due in basso, e li avviso che sto cominciando a
prepararmi; indosso una tuta pesante, i guanti e
l'imbrago con assicurati gps, radio, altimetro-variometro
e una piccola macchina fotografica, e sono pronto.
Dopo qualche minima istruzione ai due assistenti
per sistemarmi la vela, aspetto che ci sia un po'
d'aria. Si stanno formando le prime termiche, che
dovrebbero darmi del vento un po' più ortogonale
al pendio.
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| 0170sg - 14.05.2004
- 10:36 - la piana, dai laghetti |
0660ab - 14.05.2004
- 10.59 - BC dal decollo |
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| 0172sg - 14.05.2004
- 10:44 - i laghetti |
0661ab - 14.05.2004
- 11:00 - Rongbuk Glacier, dal decollo |
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| 0814
- 14.05.2004 - 10:54 e 0814x - 10:54 - il
decollo, visto dai laghetti |
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| 0662ab
- 14.05.2004 - 12:01 e 0664ab 12:02 -
prove di decollo |
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Quando sono pronto, sono ormai le 10.30, il vento
ha cominciato a rinforzare, e ora è subito
troppo forte. In tre ora facciamo fatica a tenere
la vela distesa sul bordo del pendio. Per fortuna
ogni tanto le condizioni s'acquietano e a momenti
non sarebbe poi tanto male, se non ci fossero
quelle pietre aguzze a dar fastidio, tanto da
costringermi a far tener sollevata la vela dagli
"assistenti" per poter trazionare
meglio le bretelle dei cordini senza rischiare
che si impiglino malamente. Dopo qualche
tentativo infelice, sempre con il rischio di
strappare qualcosa, riesco finalmente a gonfiarla
e a tirarla quasi su, ma non abbastanza da farla
volare, ed è subito "catturata" da una
raffica più forte, tanto da venir sbattuto
violentemente per terra, con gps e macchina
fotografica a volare lontano.
Mi
sono anche grattato un po', ma è andata bene.
Quel che mi secca di più è che s'è strappato
uno dei cordini, ma non è uno dei fondamentali e
per non mollare, lo annodo... Non demordo, e
riprovo. Intanto dal basso, Marco, un po'
impaziente per la lunga attesa, ci richiama
ripetutamente via radio per sapere se ci sono
novità. Una sua comunicazione, con frasi
stavolta un po' più esplicite, viene però
intercettata dal Giorgio Poretti, che essendo il
responsabile del nostro progetto scientifico di
misurazione della montagna, solo ora deve aver
compreso che cosa ci stiamo a fare da un'ora in
cima a quel pendio:
"Roberto!"
- urla il mio "capo" alla radio -
"ti intimo di scendere immediatamente!"
e minaccia sanzioni terribili, compreso quella di
rispedirmi di filato a casa, "...ma ci pensi,
se ti vede l'ufficiale di collegamento, ci toglie
a tutti il permesso di salita!", e ancora:
"... finché i nostri alpinisti non sono
arrivati in cima, queste cose te le scordi!",
ecc., ecc., ecc.!
Devo
dire che se prima ero già bello che
demoralizzato di mio, ora... Tuttavia, nel
rispondere a Giorgio con l'inevitabile: "obbedisco...",
dopo aver chiuso la comunicazione, provo a
ritentare un'ultima volta. Il vento ora è però
davvero esagerato, e forse per mia fortuna mi
ritrovo subito con tutti i cordini aggrovigliati
sulle pietre. Dopo qualche ultimo inutile
strattone, decido di abbandonare, definitivamente.
In tre, ripieghiamo mestamente tutto,
mi carico la sacca sulle spalle e scendiamo il
ripido pendio, dopo aver avvisato Marco e Silvia
della disfatta. Raggiunta la piana, per non
rifare tutto il giro guadiamo subito il torrente
togliendoci le pedule, e rischiando stavolta
davvero di fare un bel bagno. Soltanto Andrea,
che di corporatura è un gigante, dando anche
grande dimostrazione atletica, riuscirà ad
attraversare con un unico salto senza bagnarsi,
con quello che resterà famoso "ai posteri"
- e in particolare a noi del gruppo - come il
gran balzo dell' "uomo elefante"...
© R.Mandler

"In volo
sulla Regina delle Dolomiti (.pdf)
"Incontro in
volo con l'aquila (.htm e .pdf)"
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