30
settembre 2004, vetta del Monte Bianco: una nuova
misura di quota con GPS
e di spessore della neve con il nostro georadar/GPS
di
Giorgio Poretti (1),
Gabriele Targa (2),
Roberto Mandler (3)
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| stazione GPS
Leica SR-530 sul piazzale |
foto di gruppo
in attesa del decollo |
cala il vento.
Si parte! |
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| si sale ai 4810m
del Bianco! |
Gabriele Targa
avvia il GPS "master" fisso |
particolare GPS
Leica 1200 |
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| i due georadar sulla
cresta |
Roberto Mandler con il
georadar/GPS |
il georadar/GPS sul M.Bianco |
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| prove con
georadar IDS e 200MHz |
profilo sul
versante Nord |
arriva un
elicottero francese |
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| perforazioni
francesi con caldaia |
il nostro
gruppo al rientro |
Roberto Zanotto
oggi sul M.Bianco! |
30
settembre 2004, vetta del Monte Bianco: una nuova
misura di quota con GPS
e di spessore della neve con il nostro georadar/GPS
di Giorgio Poretti(1), Gabriele
Targa (2), Roberto Mandler (3)
(1) Dipartim.
di Matematica e Informatica, CER Telegeomatica,
Università di Trieste
(2) Topografia e Cartografia presso
Dipartim. di Architettura, Urbanistica e
Rilevamento, Facoltà di Ingegneria, Università
di Padova
(3) SOGEST
Geofisica, Trieste
Nel 2004, reduci dalle spedizioni scientifico-alpinistiche
per "K2 - 50 anni dopo"
all'Everest e al K2, il team di geodesia "Poretti"
di Trieste, sempre nell'ambito del progetto
"TOWER - TOp of the World
Elevation Remeasurement", si
è cimentato in una nuova misurazione della quota
del Monte Bianco,
utilizzando il GPS e l'ormai famoso slittino
georadar/GPS impiegato lo scorso 24 maggio con
successo in cima all'Everest. Una volta ottenuti
i nececessari permessi di sorvolo e top-landing
sulla cima dalla Regione Valle d'Aosta, al nostro
team venivano affiancate due guide alpine che
avrebbero collaborato con noi nell'effettuare in
cima i rilievi in sicurezza.
Il 30 settembre 2004, dopo aver
accuratamente attivato un'unità GPS Leica SR-530
in corrispondenza del caposaldo trigonometrico
presente in prossimità dell'abitato di Entrèves,
il piccolo elicottero Aerospatiale SA 315 B,
conosciuto come "Lama", condotto da
Roberto Zanotto giovane pilota di Airgreen, dopo
aver rinviato per oltre due ore il decollo a
causa di un forte vento in quota, risaliva per
ben due volte ai 4810m della cima del Monte
Bianco, depositando sulla cresta nevosa il nostro
team, costituito da Roberto Mandler e Gabriele
Targa, coadiuvati nei rilievi dalle guide alpine
Sergio Gabbio, già con noi all'Everest, e
Alberto Cheraz, mentre il nostro "capo
spedizione" Giorgio Poretti restava a
piantonare a valle l'unità GPS nel piazzale.
In cresta, veniva per prima cosa
posizionato sul culmine apparente della cima
nevosa il Leica 1200 (anch'esso in cima all'Everest
a maggio) a fungere da stazione GPS "master"
fissa, mentre si effettuavano i primi profili
georadar utilizzando dapprima il nostro georadar/GPS,
dotato di antenna da 900 MHz e al momento settato
per una
profondità massima di
investigazione di ca.10 metri. I profili venivano
condotti sulla traccia lungo l'evidente cresta
longitudinale (e per quanto possibile anche
trasversalmente a questa, sia sul versante Nord
che sul ripido versante Sud), passando dal
territorio francese a quello italiano, e tentando
così di intercettare la probabile massima
elevazione della roccia sepolta dalla neve.
Una prima analisi dei risultati a
monitor effettuata sul posto, resa piuttosto
difficile dal forte riverbero e dal vento, pareva
tuttavia evidenziare un spessore
sorprendentemente elevato della copertura nevosa
in cresta (che si presentava nelle registrazioni
georadar con evidenti strati sovrapposti, di
volta in volta inclinati verso Nord o verso Sud
in base ai venti prevalenti), mentre la roccia
non risultava ancora evidente nei primi 10 metri
di profondità. Si tentava pertanto di modificare
i settaggi della strumentazione, passando ora ad
impiegare anche un secondo georadar, fornitoci
dalla IDS srl di Pisa, questa volta dotato di un'antenna
da 200 MHz. Persistevano tuttavia le difficoltà
nell'individuare il probabile substrato roccioso,
che pareva trovarsi a profondità ben maggiori.
Nel frattempo, un elicottero
francese si posava a sua volta sulla cresta, per
scaricare un'attrezzatura da perforazione della
neve. Il sistema ad acqua, dotato di un'efficace
caldaia, veniva avviato eseguendo alcuni sondaggi
verticali. Considerato l'imprevisto arrivo dei
ricercatori francesi, ci risultava piuttosto
curioso trovarci ora in cima nello stesso giorno,
e per la stesse finalità! Poco dopo, ci si
trovava comunque costretti ad abbandonare
velocemente i nostri rilievi, dovendo l'elicottero
recuperarci per rientrare ormai a valle. Per
mancanza di tempo, e per una "discendenza"
che non lo avrebbe di certo facilitato, veniva
anche abbandonato il proposito di Roberto nel
tentare un rischioso decollo dalla cima in
parapendio (per una rapida e di certo
entusiasmante planata sulla Valle d'Aosta).
Una volta atterrati nel piazzale, si
concludeva così il nostro tentativo 2004 di
rimisurazione della quota del Monte Bianco,
tuttavia con un implicito impegno a ritentare,
con una attrezzatura più adeguata alla notevole
profondità della neve. La faticosa giornata si
chiudeva, prima di rimetterci in macchina per il
lungo rientro a casa, con un imprevisto brindisi
offerto dal nostro bravissimo e simpatico pilota
Roberto Zanotto che per la prima volta nella sua
carriera, e per ben 4 volte, era atterrato oggi
sulla cima del Bianco!
 
Nota: una volta rientrati ad
Aosta, riuscivamo a procurarci in serata
il sommario dell'inedita relazione
preliminare franco/
svizzera effettuato solo pochi mesi prima
dai ricercatori dell' LGGE (Laboratoire
de Glaciologie et de Geophysique del CNRS,
Centre National de la Recherche
Scientifique) di Grenoble assieme all'
ETH (Institut Techinique Federal) di
Zurigo, riguardan-
te un programma di carotaggi del ghiaccio
sulla sommità del Monte Bianco, per una
ricostruzione paleoclimatica attraverso
l'analisi delle carote di perforazione.
La progettazione dei sondaggi avrebbe
reso necessaria una conoscenza
approfondita
dell'andamento del rilievo roccioso sotto
il ghiaccio, e per ottenerla i riceratori
avevano già effettuato in maggio un'indagine
della sommità con prospezione georadar
posizionata con tecnica satellitare! I
risultati di quest'indagine, di cui non
eravamo
al corrente, erano stati presentati
recentemente in agosto a Chamonix dal
cordinatore del programma di LGGE, e
compren-
devano le seguenti novità:
a) il 25 maggio 2004 lo spessore
della coltre di ghiaccio in
corrispondenza della vetta a 4807,5 metri
s.l.m.risultava pari a
28 metri, il che risultava portare la
quota della sommità rocciosa in quel
punto a 4790 metri s.l.m. (±1m);
b) la massima elevazione rocciosa
sepolta si trovava in realtà 40m a Ovest
della sommità nevosa. Il culmine
risultava alla
quota di 4792 metri s.l.m., sotto 14
metri di ghiaccio, ed in questo punto la
quota in superficie risultava di 4806
metri s.l.m.
Con queste informazioni sulla notevole
profondità della neve ritevata in cresta
(e che bene giustificherebbe le
difficoltà incon-
trate dai nostri profili), i ricercatori
si ripromettevano di effettuare nel
successivo autunno 2004 i carotaggi, e
quindi le perfora-
zioni a cui avevamo assistito oggi
dovevano proprio far parte di questo
programma.
A parer nostro, il profilo georadar LGGE
effettuato in cresta, per una estensione
pare di 120 metri, deve aver sfruttato la
traccia del camminamento tutt'oggi
orientato Ovest-Est lungo la cresta
stessa (che abbiamo seguito anche noi con
il profilo
longitudinale), non essendoci infatti
accenno all'esecuzione di eventuali
profili trasversali, indispensabili a
parer nostro per
poter indagare i versanti laterali con la
possibile presenza di culmini rocciosi
non coincidenti con l'allineamento della
cresta.
La notevole profondità indagata dal
georadar, e la presenza dei pendii
settentrionali e meridionali piuttosto
inclinati, esclude-
rebbero tuttavia che non si siano potuti
intercettare eventuali "spuntoni"
laterali più superficiali, anche se
resterebbe per le
stesse motivazioni tuttora incerta la
reale posizione e quota della massima
elevazione rocciosa sepolta.
Concludendo, seppure il profilo georadar
LGGE orientato Ovest/Est risulta aver
evidenziato un andamento "in discesa"
della
cresta rocciosa sepolta, procedendo dal
lato francese verso quello italiano, ci
piacerebbe tuttora comunque malignamente
ipotizzare che la sommità rocciosa
sepolta del Monte Bianco possa trovarsi
da qualche parte in territorio...
italiano!
r.m.
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P.S. Sono
passati alcuni anni, ed il "team Poretti"
è ancora in attesa di reperire i fondi necessari
per ritentare la misura, che
potrebbe tuttora consentire di individuare una
volta per tutte posizione e quota della vera cima
rocciosa sepolta, della più elevata
montagna delle nostre Alpi. Riteniamo che la
strumentazione georadar/GPS già disponibile
possa consentirci di effettuare
il necessario reticolo di profili georadar,
adottando lievi modifiche che consentano magari
di collegare lo "slittino" anche ad
un'antenna georadar IDS esterna da 500 o 200 MHz,
in grado di spingersi con maggiore facilità alle
profondità richieste.

prove del video della misura, in
lavoro...
seguiranno a breve i risultati
del solo rilievo GPS della cresta nevosa.
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