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Flying over Everest!
Il 24 maggio 2004 Angelo D`Arrigo, noto pilota di volo libero, sorvola con un deltaplano
per la prima volta la cima dell`Everest!

Angelo d'Arrigo, nato a Catania nel 1961, vissuto a Parigi fino al 1984, ha da sempre perseguito il sogno di volare come gli uccelli, ed insieme a loro. Divenuto campione mondiale di volo, ha abbandonato gare e cronometri per dedicarsi allo sviluppo del volo libero e ha concepito e realizzato imprese, che si pongono ben al di là del semplice evento sportivo. Ha studiato per anni il volo dei grandi rapaci, ai quali si è affiancato in incredibili migrazioni nei cieli del pianeta. La spedizione "Fly over Everest 2004" avviene dopo le grandi imprese di sorvolo del Sahara e del Mediterraneo nel 2001, e della Siberia nel 2002.

Sahara 2001 - Il primo dei cinque eventi del progetto "Metamorphosis" di Angelo. Il volo sulla rotta dei falchi migratori che ogni anno, in primavera, partono dal cuore del Sahara per raggiungere l'Europa Settentrionale dopo avere attraversato il Mediterraneo. Un viaggio di migliaia di chilometri dettato dall'istinto. Per la prima volta, un uomo in volo libero ha percorso con un deltaplano insieme a loro la loro rotta migratoria, sorvolando il deserto del Sahara ed il Mar Mediterraneo, ed atterrando in Sicilia.

Siberian migration 2002 - Il progetto, in collaborazione con il Russian Research Institute for Nature and Protection di Mosca, aveva per obiettivo quello di reintrodurre nel loro ambiente una specie di uccelli migratori in via di estinzione: le gru siberiane. Angelo ha guidato per 5.300 chilometri, con il supporto di uno staff di biologi russi e americani, uno stormo di gru siberiane, specie in via di estinzione nate in cattività. Con il suo deltaplano, dai ghiacci del Circolo Polare Artico al Mar Caspio sull'Altipiano Iraniano, dopo aver sorvolato la Siberia, Angelo conclude questa massacrante avventura durata sei mesi, alla fine dell'inverno 2002. Siberian Migration è stato il volo in deltaplano più lungo della storia, ma soprattutto il volo per la rinascita di una specie ormai quasi estinta.

Fly Over Everest 2003-2004 - Il progetto di sorvolo della montagna più alta della Terra, sulla rotta delle uccelli che stagionalmente sorpassano la catena himalayana rallenando in modo incredibile le loro attività fisiologiche per sopravvivere alle estreme condizioni di tempertura e quota del volo. L'idea prevede inizialmente lo sfruttamento delle correnti provenienti da Nord che incontrando la barriera dell'Everest sono costrette a risalire per scavalcarla e poi scendere nel versante nepalese e indiano. Vengono quindi coinvolte nell'avventura anche due aquile himalayane, che imparano sin da piccole a volare con Angelo, per accompagnarlo in questo tentativo. Si rendono così necessari 2 anni di preparazione psico-fisica, in stretta collaborazione con il Centro Ricerche della Fiat, il Centro Sperimentale dell'Aerospaziale Italiana e la Icaro 2000 costruttrice nel delta, con lo studio di un'ala adeguata e di protezioni specifiche dal freddo e per la respirazione. Nel 2003 viene organizzata la prima spedizione, dal versante Nord tibetano, ma le difficoltà burocratiche nel Tibet cinese sembrano insuperabili e Angelo, non potendo decollare, risale a piedi la montagna fino agli 8300m del C3. Nel 2004 la spedizione decide di spostarsi invece in Nepal, dove le diverse condizioni climatiche locali comportano però la necessità di utilizzare un velivolo ultraleggero per il traino in quota. Il tentativo viene rimandato di giorno in giorno, proprio nel periodo nel quale il nostro team di alpinisti stà tentando la cima. Al nostro campo, Massimo Cappon è in questi giorni in contatto via radio con Angelo. Lo ha conosciuto l'anno prima, in occasione della sua prima ricognizione e ne ha seguito l'avventura. In Nepal Angelo ha fatto base a Namche Bazar, a quota 3600m, dove è stata appositamente realizzata una pista di decollo e di eventuale atterraggio per il velivolo ultraleggero (un piccolo delta a motore) che l'amico pilota Richard Meredith dovrebbe utilizzare per trainare il delta di Angelo ad almeno 7000m.

La mattina del 24 maggio 2004, proprio mentre i nostri alpinisti di Ev-K2-CNR stanno per raggiungere la vetta, Angelo, dopo aver decollato alle 5.30 da Namche, a causa delle pessime condizioni meteo deve essere trainato molto più in alto del previsto. A circa 9000 metri di quota, lo sgancio accade improvvisamente, per la rottura accidentale del cavo di traino. In presenza di vento forte, Angelo rischia un incidente irreparabile, ma c'è ancora quota sufficiente e riesce a sorvolare così la cima dell'Everest, prima di dirigersi in planata in Nepal per tentare ora un difficile atterraggio alla cieca tra le nuvole, in una valletta vicina al laboratorio Piramide Ev-K2-CNR a 5050m di quota, senza eccessivi danni, ma senza possibilità di mettersi in contatto per alcuni giorni con il suo gruppo a Namche.

Mentre Angelo sorvolava pochi attimi prima la cima dell'Everest, Patrizia ci comunicava dal campo base avanzato 'ABC che qualcosa di bianco stava sorvolando la cima! Noi al campo base eravamo allora usciti all'aperto, e chi era in quel momento al cannocchiale aveva intravisto persino dalla nostra postazione (a oltre 18 km in linea d'aria) un puntino sopra la cima. Avevamo pensato tutti fosse proprio Angelo D’Arrigo, ma si doveva trattare più probabilmente del velivolo a motore di Richard, che doveva aver approfittato dell'occasione per tentare il sorvolo della cima anche lui! E in effetti, nel video di Karl girato in cima, si sente ad un certo punto distintamente il rumore di un motore... Sapevamo che Angelo avrebbe voluto liberare in volo una delle due aquile tibetane che s'era portato con se in Nepal, e Patrizia ci comunicava di vederne volare in quel momento una proprio sopra il suo campo. Venivamo poi a sapere che le aquile di Angelo non erano state in realtà in volo, perché avevano avuto dei problemi di salute nel faticoso viaggio di avvicinamento, ma un'aquila sopra Patrizia in quel momento stava volando, comunque! E questa commovente testimonianza, Patrizia la racconta anche nel bel video Flying Over Everest, realizzato con il contributo di Sector No Limits e del National Geographic.


1041 - 24.05.2004 - 10:27 - L'Everest, oggi! Angelo e l'Everest (www.angelodarrigo.com)
alcune immagini dello straordinario volo, inviatemi proprio da Angelo d'Arrigo, purtroppo in bassa risoluzione, al rientro dalla spedizione




in YouTube

e nel gennaio 2006
nuovo record in Aconcagua!
(Agenzia ANSA)

L'italo francese Angelo D'Arrigo, ribattezzato il 'Condor dell'Aconcagua' per essere stato il primo uomo a librarsi in volo oltre la massima cima della Cordigliera Andina, e' riuscito nella seconda impresa che si era fissato per la missione in Argentina: superare il suo record di volo in altitudine con deltaplano, che ora e' di 9.100 metri.
Sfruttando una giornata con condizioni meteorologiche ottimali, in onda meteorologica generata dalla Cordigliera Andina, D'Arrigo ha ritoccato oggi di 100 metri il primato da lui stabilito a 9.000 metri in un volo sull'Everest nel 2004.

''Ho messo a segno il mio secondo gol in una settimana'', ha detto all'Ansa D'Arrigo non nascondendo la sua gioia per essere riuscito a stabilire il nuovo record. ''Ho dovuto lasciare la regione dell'Aconcagua dove il 31 dicembre ero stato a volare su quella vetta - ha ancora detto - perché c'erano in previsione venti molti forti e mi sono spostato a sud-est, nella zona di Rivadavia". E stamani, giudicando positive le condizioni meteorologiche favorevoli, D'Arrigo ha deciso di realizzare il tentativo, riuscendo nell'intento di superare se stesso.

''La ragione della scelta del vulcano Tupungato - ha ancora commentato - e' dovuta al fatto che crea correnti d'aria ondulatorie, con oscillazioni regolari e correnti ascensionali, che mi hanno permesso di raggiungere l'obiettivo''.

Il record di 9.100 metri e' rimasto registrato in un barografo sigillato che ora verra' preso in carico dall'Aeroclub d'Italia per la ratifica definitiva da parte della Federazione mondiale. Il primatista italiano, che ha 44 anni, considera cosi' conclusa la missione 'Aconcagua xp 05' per la quale si e' avvalso di una equipe scientifica di 12 persone. Accompagnato dalla moglie Laura e dai figli Gabriele e Ivan, l'avventuroso pilota si e' sistemato a meta' dicembre in un campo base a Puente del Inca, a 20 chilometri dalla frontiera con il Cile, dove a fine anno ha terminato i preparativi per la sua impresa andina. Per la sfida di emulare i condor nel loro volo, il deltaplano di D'Arrigo e' stato portato in quota alle 8 del 31 dicembre, utilizzando come pista la statale 7, da un ultraleggero guidato da Richard Meredith. ''E alle 9,45 - ha raccontato - ero a 7.453 metri sulla vetta piu' alta d'America''. Durante le evoluzioni in quota, D'Arrigo non usa respiratore, ma una tecnica yoga denominata 'pranayama' sperimentata presso il Centro di medicina aerospaziale dell'Aeronautica militare italiana. Questa, ha spiegato, ''permette di superare i problemi dell'ipossia sfruttando in modo particolare il diaframma per allungare i tempi del metabolismo''. In questo modo, dice, ''per la prima volta lo sport si mette al servizio della scienza''.

Dopo aver guidato con il deltaplano uno stormo di cicogne dalla Russia alled ora quella dell'Aconcagua, 'Iran, dopo la conquista dell'Everest D'Arrigo rivela che ha già un progetto che lo attende nel 2007: il sorvolo del Monte Wilson (5.500 metri) nell'Antartide. ''Voglio contribuire facendo sventolare una bandiere una bandiera italiana nel sesto continente - conclude - alle commemorazioni dei 50 anni della firma della Convenzione di ricerca scientifica nei poli''.



D'ARRIGO SORVOLA L'ACONCAGUA

Ufficio Stampa FIVL - Federazione Italiana Volo Libero

Angelo D’Arrigo, 44 anni, pilota siciliano di volo libero, cioè il volo senza motore, noto per aver scavalcato l’Everest in deltaplano nel 2004, è rientrato in Italia dall’Argentina dove ha sorvolato l’Aconcagua (6962 m), la vetta regina della Cordigliera delle Ande, la seconda catena più alta al mondo.

D’Arrigo è da tempo protagonista di imprese ispirate, ora dal mondo degli uccelli migratori, ora da quello dei rapaci, quali il Condor delle Ande, il veleggiatore più avanzato della specie, avvistato perfino a quote prossime ai 10000 m.

La partenza della spedizione italiana, denominata “Aconcagua Flight Xplorer 05” e composta da 12 persone, era avvenuta il 6 dicembre. Raggiunta Puente del Inca, cittadina a circa 20 km dalla frontiera con il Cile, sono iniziate le complesse operazioni di ambientazione e preparazione del sorvolo dell’Aconcagua, o “Sentinella di Pietra”, la montagna sacra degli Incas, effettuato poi in due ore.

Successivamente, per le pessime previsioni meteo in questa regione, D’Arrigo si è spostato nella zona di Rivadavia, dove si erge il vulcano Tupungato; qui ha stabilito un nuovo primato di quota toccando i 9100 m.

Il deltaplano di D’Arrigo è decollato al traino di un ultraleggero pilotato dal britannico Richard Meredith, uno specialista di questi mezzi a motore. Dopo lo sgancio, ha proseguito i voli, sfruttando la gigantesca onda meteorologica generata dallo scontro dei venti dell'Oceano Pacifico con le pareti delle Ande, prima di planare a terra. Estreme le condizioni ambientali: temperature intorno a –50°, rarefazione dell’aria e conseguente rischio letale d’ipossia, cioè la mancanza d’ossigeno nel sangue, forti turbolenze e pressione atmosferica ridotta del 75%

Contrariamente a quanto fece sull’Everest nel 2004, contro l’ipossia D'Arrigo non ha usato il respiratore, ma una tecnica yoga denominata “pranayama”. La preparazione del pilota è stata seguita dal Centro Sperimentale Volo dell'Aeronautica Militare Italiana. Hanno collaborato il Centro Ricerche Fiat-Elasis, la Fiat Auto di Torino e l’Università di Venezia. Sull’impresa sarà realizzato un documentario per il National Geographic Channel.

marzo 2006
Angelo muore in un incidente in un volo dimostrativo con un piccolo ultraleggero.