Angelo d'Arrigo, nato a
Catania nel 1961, vissuto a Parigi fino
al 1984, ha da sempre perseguito il sogno
di volare come gli uccelli, ed insieme a
loro. Divenuto campione mondiale di volo,
ha abbandonato gare e cronometri per
dedicarsi allo sviluppo del volo libero e
ha concepito e realizzato imprese, che si
pongono ben al di là del semplice evento
sportivo. Ha studiato per anni il volo
dei grandi rapaci, ai quali si è
affiancato in incredibili migrazioni nei
cieli del pianeta. La spedizione "Fly
over Everest 2004" avviene dopo le
grandi imprese di sorvolo del Sahara e
del Mediterraneo nel 2001, e della
Siberia nel 2002.
Sahara 2001
- Il primo dei cinque eventi del progetto
"Metamorphosis" di Angelo. Il
volo sulla rotta dei falchi migratori che
ogni anno, in primavera, partono dal
cuore del Sahara per raggiungere l'Europa
Settentrionale dopo avere attraversato il
Mediterraneo. Un viaggio di migliaia di
chilometri dettato dall'istinto. Per la
prima volta, un uomo in volo libero ha
percorso con un deltaplano insieme a loro
la loro rotta migratoria, sorvolando il
deserto del Sahara ed il Mar Mediterraneo,
ed atterrando in Sicilia.
Siberian migration
2002 - Il progetto, in
collaborazione con il Russian Research
Institute for Nature and Protection di
Mosca, aveva per obiettivo quello di
reintrodurre nel loro ambiente una specie
di uccelli migratori in via di estinzione:
le gru siberiane. Angelo ha guidato per 5.300
chilometri, con il supporto di uno staff
di biologi russi e americani, uno stormo
di gru siberiane, specie in via di
estinzione nate in cattività. Con il suo
deltaplano, dai ghiacci del Circolo
Polare Artico al Mar Caspio sull'Altipiano
Iraniano, dopo aver sorvolato la Siberia,
Angelo conclude questa massacrante
avventura durata sei mesi, alla fine dell'inverno
2002. Siberian Migration è stato il volo
in deltaplano più lungo della storia, ma
soprattutto il volo per la rinascita di
una specie ormai quasi estinta.
Fly Over
Everest 2003-2004 - Il progetto di
sorvolo della montagna più alta della
Terra, sulla rotta delle uccelli che
stagionalmente sorpassano la catena
himalayana rallenando in modo incredibile
le loro attività fisiologiche per
sopravvivere alle estreme condizioni di
tempertura e quota del volo. L'idea
prevede inizialmente lo sfruttamento
delle correnti provenienti da Nord che
incontrando la barriera dell'Everest sono
costrette a risalire per scavalcarla e
poi scendere nel versante nepalese e
indiano. Vengono quindi coinvolte nell'avventura
anche due aquile himalayane, che imparano
sin da piccole a volare con Angelo, per
accompagnarlo in questo tentativo. Si
rendono così necessari 2 anni di
preparazione psico-fisica, in stretta
collaborazione con il Centro Ricerche
della Fiat, il Centro Sperimentale dell'Aerospaziale
Italiana e la Icaro 2000 costruttrice nel
delta, con lo studio di un'ala adeguata e
di protezioni specifiche dal freddo e per
la respirazione. Nel 2003 viene
organizzata la prima spedizione, dal
versante Nord tibetano, ma le difficoltà
burocratiche nel Tibet cinese sembrano
insuperabili e Angelo, non potendo
decollare, risale a piedi la montagna
fino agli 8300m del C3. Nel 2004 la
spedizione decide di spostarsi invece in
Nepal, dove le diverse condizioni
climatiche locali comportano però la
necessità di utilizzare un velivolo
ultraleggero per il traino in quota. Il
tentativo viene rimandato di giorno in
giorno, proprio nel periodo nel quale il
nostro team di alpinisti stà tentando la
cima. Al nostro campo, Massimo Cappon è
in questi giorni in contatto via radio
con Angelo. Lo ha conosciuto l'anno prima,
in occasione della sua prima ricognizione
e ne ha seguito l'avventura. In Nepal
Angelo ha fatto base a Namche Bazar, a
quota 3600m, dove è stata appositamente
realizzata una pista di decollo e di
eventuale atterraggio per il velivolo
ultraleggero (un piccolo delta a motore)
che l'amico pilota Richard Meredith
dovrebbe utilizzare per trainare il delta
di Angelo ad almeno 7000m.
La mattina del 24 maggio
2004, proprio mentre i nostri alpinisti
di Ev-K2-CNR stanno per raggiungere la
vetta, Angelo, dopo aver decollato alle 5.30
da Namche, a causa delle pessime
condizioni meteo deve essere trainato
molto più in alto del previsto. A circa
9000 metri di quota, lo sgancio accade
improvvisamente, per la rottura
accidentale del cavo di traino. In
presenza di vento forte, Angelo rischia
un incidente irreparabile, ma c'è ancora
quota sufficiente e riesce a sorvolare
così la cima dell'Everest, prima di
dirigersi in planata in Nepal per tentare
ora un difficile atterraggio alla cieca
tra le nuvole, in una valletta vicina al
laboratorio Piramide Ev-K2-CNR a 5050m di
quota, senza eccessivi danni, ma senza
possibilità di mettersi in contatto per
alcuni giorni con il suo gruppo a Namche.
Mentre Angelo sorvolava
pochi attimi prima la cima dell'Everest,
Patrizia ci comunicava dal campo base
avanzato 'ABC che qualcosa di bianco
stava sorvolando la cima! Noi al campo
base eravamo allora usciti all'aperto, e
chi era in quel momento al cannocchiale
aveva intravisto persino dalla nostra
postazione (a oltre 18 km in linea d'aria)
un puntino sopra la cima. Avevamo pensato
tutti fosse proprio Angelo DArrigo,
ma si doveva trattare più probabilmente
del velivolo a motore di Richard, che
doveva aver approfittato dell'occasione
per tentare il sorvolo della cima anche
lui! E in effetti, nel video di Karl
girato in cima, si sente ad un certo
punto distintamente il rumore di un
motore... Sapevamo che Angelo avrebbe
voluto liberare in volo una delle due
aquile tibetane che s'era portato con se
in Nepal, e Patrizia ci comunicava di
vederne volare in quel momento una
proprio sopra il suo campo. Venivamo poi
a sapere che le aquile di Angelo non
erano state in realtà in volo, perché
avevano avuto dei problemi di salute nel
faticoso viaggio di avvicinamento, ma un'aquila
sopra Patrizia in quel momento stava
volando, comunque! E questa commovente
testimonianza, Patrizia la racconta anche
nel bel video Flying Over Everest,
realizzato con il contributo di Sector No
Limits e del National Geographic.
alcune immagini
dello straordinario volo, inviatemi
proprio da Angelo d'Arrigo, purtroppo in
bassa risoluzione, al rientro dalla
spedizione
in
YouTube
e nel gennaio 2006
nuovo record in Aconcagua!
(Agenzia ANSA)
L'italo francese
Angelo D'Arrigo, ribattezzato il 'Condor
dell'Aconcagua' per essere stato il primo
uomo a librarsi in volo oltre la massima
cima della Cordigliera Andina, e'
riuscito nella seconda impresa che si era
fissato per la missione in Argentina:
superare il suo record di volo in
altitudine con deltaplano, che ora e' di
9.100 metri.
Sfruttando una giornata con condizioni
meteorologiche ottimali, in onda
meteorologica generata dalla Cordigliera
Andina, D'Arrigo ha ritoccato oggi di 100
metri il primato da lui stabilito a 9.000
metri in un volo sull'Everest nel 2004.
''Ho messo
a segno il mio secondo gol in una
settimana'', ha detto all'Ansa D'Arrigo
non nascondendo la sua gioia per essere
riuscito a stabilire il nuovo record. ''Ho
dovuto lasciare la regione dell'Aconcagua
dove il 31 dicembre ero stato a volare su
quella vetta - ha ancora detto - perché
c'erano in previsione venti molti forti e
mi sono spostato a sud-est, nella zona di
Rivadavia". E stamani, giudicando
positive le condizioni meteorologiche
favorevoli, D'Arrigo ha deciso di
realizzare il tentativo, riuscendo nell'intento
di superare se stesso.
''La
ragione della scelta del vulcano
Tupungato - ha ancora commentato - e'
dovuta al fatto che crea correnti d'aria
ondulatorie, con oscillazioni regolari e
correnti ascensionali, che mi hanno
permesso di raggiungere l'obiettivo''.
Il record
di 9.100 metri e' rimasto registrato in
un barografo sigillato che ora verra'
preso in carico dall'Aeroclub d'Italia
per la ratifica definitiva da parte della
Federazione mondiale. Il primatista
italiano, che ha 44 anni, considera cosi'
conclusa la missione 'Aconcagua xp 05'
per la quale si e' avvalso di una equipe
scientifica di 12 persone. Accompagnato
dalla moglie Laura e dai figli Gabriele e
Ivan, l'avventuroso pilota si e'
sistemato a meta' dicembre in un campo
base a Puente del Inca, a 20 chilometri
dalla frontiera con il Cile, dove a fine
anno ha terminato i preparativi per la
sua impresa andina. Per la sfida di
emulare i condor nel loro volo, il
deltaplano di D'Arrigo e' stato portato
in quota alle 8 del 31 dicembre,
utilizzando come pista la statale 7, da
un ultraleggero guidato da Richard
Meredith. ''E alle 9,45 - ha raccontato -
ero a 7.453 metri sulla vetta piu' alta d'America''.
Durante le evoluzioni in quota, D'Arrigo
non usa respiratore, ma una tecnica yoga
denominata 'pranayama' sperimentata
presso il Centro di medicina aerospaziale
dell'Aeronautica militare italiana.
Questa, ha spiegato, ''permette di
superare i problemi dell'ipossia
sfruttando in modo particolare il
diaframma per allungare i tempi del
metabolismo''. In questo modo, dice, ''per
la prima volta lo sport si mette al
servizio della scienza''.
Dopo aver
guidato con il deltaplano uno stormo di
cicogne dalla Russia alled ora quella
dell'Aconcagua, 'Iran, dopo la conquista
dell'Everest D'Arrigo rivela che ha già
un progetto che lo attende nel 2007: il
sorvolo del Monte Wilson (5.500 metri)
nell'Antartide. ''Voglio contribuire
facendo sventolare una bandiere una
bandiera italiana nel sesto continente -
conclude - alle commemorazioni dei 50
anni della firma della Convenzione di
ricerca scientifica nei poli''.
D'ARRIGO SORVOLA L'ACONCAGUA
Ufficio
Stampa FIVL - Federazione Italiana Volo
Libero
Angelo
DArrigo, 44 anni, pilota siciliano
di volo libero, cioè il volo senza
motore, noto per aver scavalcato
lEverest in deltaplano nel 2004, è
rientrato in Italia dallArgentina
dove ha sorvolato lAconcagua (6962
m), la vetta regina della Cordigliera
delle Ande, la seconda catena più alta
al mondo.
DArrigo
è da tempo protagonista di imprese
ispirate, ora dal mondo degli uccelli
migratori, ora da quello dei rapaci,
quali il Condor delle Ande, il
veleggiatore più avanzato della specie,
avvistato perfino a quote prossime ai
10000 m.
La
partenza della spedizione italiana,
denominata Aconcagua Flight Xplorer
05 e composta da 12 persone, era
avvenuta il 6 dicembre. Raggiunta Puente
del Inca, cittadina a circa 20 km dalla
frontiera con il Cile, sono iniziate le
complesse operazioni di ambientazione e
preparazione del sorvolo
dellAconcagua, o Sentinella
di Pietra, la montagna sacra degli
Incas, effettuato poi in due ore.
Successivamente,
per le pessime previsioni meteo in questa
regione, DArrigo si è spostato
nella zona di Rivadavia, dove si erge il
vulcano Tupungato; qui ha stabilito un
nuovo primato di quota toccando i 9100 m.
Il
deltaplano di DArrigo è decollato
al traino di un ultraleggero pilotato dal
britannico Richard Meredith, uno
specialista di questi mezzi a motore.
Dopo lo sgancio, ha proseguito i voli,
sfruttando la gigantesca onda
meteorologica generata dallo scontro dei
venti dell'Oceano Pacifico con le pareti
delle Ande, prima di planare a terra.
Estreme le condizioni ambientali:
temperature intorno a 50°,
rarefazione dellaria e conseguente
rischio letale dipossia, cioè la
mancanza dossigeno nel sangue,
forti turbolenze e pressione atmosferica
ridotta del 75%
Contrariamente
a quanto fece sullEverest nel 2004,
contro lipossia D'Arrigo non ha
usato il respiratore, ma una tecnica yoga
denominata pranayama. La
preparazione del pilota è stata seguita
dal Centro Sperimentale Volo dell'Aeronautica
Militare Italiana. Hanno collaborato il Centro
Ricerche Fiat-Elasis, la Fiat Auto di
Torino e lUniversità di Venezia.
Sullimpresa sarà realizzato un
documentario per il National Geographic
Channel.
marzo
2006
Angelo muore in un incidente in un volo
dimostrativo con un piccolo ultraleggero.